ATTENZIONE IL POST PUO' RISULTARE STUCCHEVOLE. MA QUESTO E'.
PERCUI SE CONTINUATE A LEGGERE, NON POTETE DIRE CHE NON VI AVEVO AVVISATO.
Oggi si è chiuso un capitolo della mia vita.
Ho portato via tutta la mia roba.
Non è rimasto più niente di mio.
Invece no, qualcosa resterà in quel palazzo, un pezzo di me, della mia vita.
Un pezzo di cuore.
Sicuramente è rimasta la fatica, lo studio, l'intestardimento, lo sfinimento.
Le persone.
Quelle conosciute appena, quelle ignorate, quelle non capite.
Persone apprezzate, stimate. Amici. Fari.
Nomi. Gesti. Azioni. Azioni mancate.
Soddisfazioni, delusioni, riconoscimenti, amarezze.
Tutti mi hanno lasciato qualcosa, un arricchimento personale, umano, professionale.
Un convincimento più saldo.
Me ne vado più forte, più adulta.
Meno indulgente, meno ingenua.
Più concreta, più lucida.
Libera.
E di questo ringrazio tutti.
La Provincia è stata la mia "casa", un'istituzione di cui ho condiviso il fine.
Lascio l'ente nel momento forse più complicato, ma non smetterò mai di sentirmi "provinciale", di difenderne il principio, il senso.
Di questa amministrazione (politicamente intesa) non ho apprezzato nulla, sopratutto non ho colto il senso di tutela del territorio.
Forse per aver sposato (loro) lo spirito della riforma.
Liquidatori.
Sicuramente hanno liquidato il mio sentirmi parte di un progetto di governo del territorio, di tutela di una collettività.
E sono andata avanti per inerzia, per un senso del dovere che viene dalla famiglia, dall'educazione, dalla cultura, che qualcuno ha anche definito eccessivo. Ma questa sono.
Ma "domani è un altro giorno".
Altre strade, altre esperienze.
Io ci sono. Non mollo mai.
Ricordi le strade erano piene di quel lucido scirocco che trasforma la realtà abusata e la rende irreale. Scirocco, Guccini
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martedì 20 dicembre 2016
giovedì 12 novembre 2015
Indignatamente #senzaprovince
Amo il mio lavoro,
profondamente.
Sono perfettamente
consapevole del ruolo della Pubblica Amministrazione, delle finalità
del “mio” Ente prima della Legge Delrio e (purtroppo) di quello attuale.
Ho scelto di restare in
quella che ritengo “la mia casa lavorativa” che rispetto
profondamente.
Per questo motivo mi
indigno oltremodo davanti a quei gesti, fatti, azioni eseguiti da
pubblici dipendenti che delegittimano la PA e tutto il sistema.
Non posso fare a meno
di vergognarmi per loro e di dichiarare il forte disprezzo che provo.
Vili e goffi ometti.
Incapaci. Servi.
Basta coi consigli
degli “amici”
i deterrenti avvisi
dei mafiosi
i favori
interessati
e gli scambi delle
cortesie.
Basta coi Ponzi
Pilati
che a vicenda si
lavano le mani
per uscirne più
puliti che si possa
mentre scavano la
fossa
dove insabbiar le
prove
e i testimoni
prima dell’inutile
irruzione
della polizia
prima che il
diluvio ci travolga
tutti, e ci porti
via
Marco Onofrio,
Emporium. Poemetto di civile indignazione, Roma, EdiLet, 2008
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